Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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O Saùl, come in su la propria spada quivi parevi morto in Gelboè,
che poi non sentì pioggia ne rugiada!
O folle Aragne, sì vedea io te già mezza ragna, trista in su li
stracci de l'opera che mal per te si fe.
O Roboàm, già non par che minacci quivi 'l tuo segno; ma pien di
spavento nel porta un carro, sanza ch'altri il cacci.
Mostrava ancor lo duro pavimento come Almeon a sua madre fe caro
parer lo sventurato addornamento.
Mostrava come i figli si gittaro sovra Sennacherìb dentro dal
tempio, e come, morto lui, quivi il lasciaro.
Mostrava la ruina e 'l crudo scempio che fe Tamiri, quando disse
a Ciro: "Sangue sitisti, e io di sangue t'empio".
Mostrava come in rotta si fuggiro li Assiri, poi che fu morto
Oloferne, e anche le reliquie del martiro.
Vedeva Troia in cenere e in caverne; o Ileon, come te basso e
vile mostrava il segno che lì si discerne!
Qual di pennel fu maestro o di stile che ritraesse l'ombre e '
tratti ch'ivi mirar farieno uno ingegno sottile?
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