Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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ed el mi disse: "Volgi li occhi in giùe: buon ti sarà, per
tranquillar la via, veder lo letto de le piante tue".
Come, perche di lor memoria sia, sovra i sepolti le tombe
terragne portan segnato quel ch'elli eran pria,
onde lì molte volte si ripiagne per la puntura de la rimembranza,
che solo a' pei dà de le calcagne;
sì vid' io lì, ma di miglior sembianza secondo l'artificio,
figurato quanto per via di fuor del monte avanza.
Vedea colui che fu nobil creato più ch'altra creatura, giù dal
cielo folgoreggiando scender, da l'un lato.
Vedea Breareo fitto dal telo celesteal giacer, da l'altra parte,
grave a la terra per lo mortal gelo.
Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte, armati ancora, intorno al
padre loro, mirar le membra d'i Giganti sparte.
Vedea Nembròt a piè del gran lavoro quasi smarrito, e riguardar
le genti che 'n Sennaàr con lui superbi fuoro.
O Neobè, con che occhi dolenti vedea io te segnata in su la
strada, tra sette e sette tuoi figliuoli spenti!
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