Kitap · La Divina Commedia
Sayfa 196 / 550
Yazar: Dante Alighieri
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Avvegna che la subitana fuga dispergesse color per la campagna,
rivolti al monte ove ragion ne fruga,
i' mi ristrinsi a la fida compagna: e come sare' io sanza lui
corso? chi m'avria tratto su per la montagna?
El mi parea da se stesso rimorso: o dignitosa cosceenza e netta,
come t'è picciol fallo amaro morso!
Quando li piedi suoi lasciar la fretta, che l'onestade ad ogn'
atto dismaga, la mente mia, che prima era ristretta,
lo 'ntento rallargò, sì come vaga, e diedi 'l viso mio incontr'
al poggio che 'nverso 'l ciel più alto si dislaga.
Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio, rotto m'era dinanzi a la
figura, ch'avea in me de' suoi raggi l'appoggio.
Io mi volsi dallato con paura d'essere abbandonato, quand' io
vidi solo dinanzi a me la terra oscura;
e 'l mio conforto: "Perche pur diffidi?", a dir mi cominciò tutto
rivolto; "non credi tu me teco e ch'io ti guidi?
Vespero è già colà dov' è sepolto lo corpo dentro al quale io
facea ombra; Napoli l'ha, e da Brandizio è tolto.
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