Ksiazka · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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e tosto si vedrà de la ricolta de la mala coltura, quando il
loglio si lagnerà che l'arca li sia tolta.
Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio nostro volume, ancor
troveria carta u' leggerebbe "I' mi son quel ch'i' soglio";
ma non fia da Casal ne d'Acquasparta, là onde vegnon tali a la
scrittura, ch'uno la fugge e altro la coarta.
Io son la vita di Bonaventura da Bagnoregio, che ne' grandi
offici sempre pospuosi la sinistra cura.
Illuminato e Augustin son quici, che fuor de' primi scalzi
poverelli che nel capestro a Dio si fero amici.
Ugo da San Vittore è qui con elli, e Pietro Mangiadore e Pietro
Spano, lo qual giù luce in dodici libelli;
Natàn profeta e 'l metropolitano Crisostomo e Anselmo e quel
Donato ch'a la prim' arte degnò porre mano.
Rabano è qui, e lucemi dallato il calavrese abate Giovacchino di
spirito profetico dotato.
Ad inveggiar cotanto paladino mi mosse l'infiammata cortesia di
fra Tommaso e 'l discreto latino;
e mosse meco questa compagnia".
Paradiso • Canto XIII
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