Ksiazka · La Divina Commedia
Strona 268 z 550
Autor: Dante Alighieri
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Lo duca mio, che mi potea vedere far sì com' om che dal sonno si
slega, disse: "Che hai che non ti puoi tenere,
ma se' venuto più che mezza lega velando li occhi e con le gambe
avvolte, a guisa di cui vino o sonno piega?".
"O dolce padre mio, se tu m'ascolte, io ti dirò", diss' io, "ciò
che m'apparve quando le gambe mi furon sì tolte".
Ed ei: "Se tu avessi cento larve sovra la faccia, non mi sarian
chiuse le tue cogitazion, quantunque parve.
Ciò che vedesti fu perche non scuse d'aprir lo core a l'acque de
la pace che da l'etterno fonte son diffuse.
Non dimandai "Che hai?" per quel che face chi guarda pur con
l'occhio che non vede, quando disanimato il corpo giace;
ma dimandai per darti forza al piede: così frugar conviensi i
pigri, lenti ad usar lor vigilia quando riede".
Noi andavam per lo vespero, attenti oltre quanto potean li occhi
allungarsi contra i raggi serotini e lucenti.
Ed ecco a poco a poco un fummo farsi verso di noi come la notte
oscuro; ne da quello era loco da cansarsi.
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