Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Ma io veggi' or la tua mente ristretta di pensiero in pensier
dentro ad un nodo, del qual con gran disio solver s'aspetta.
Tu dici: "Ben discerno ciò ch'i' odo; ma perche Dio volesse, m'è
occulto, a nostra redenzion pur questo modo".
Questo decreto, frate, sta sepulto a li occhi di ciascuno il cui
ingegno ne la fiamma d'amor non è adulto.
Veramente, però ch'a questo segno molto si mira e poco si
discerne, dirò perche tal modo fu più degno.
La divina bontà, che da se sperne ogne livore, ardendo in se,
sfavilla sì che dispiega le bellezze etterne.
Ciò che da lei sanza mezzo distilla non ha poi fine, perche non
si move la sua imprenta quand' ella sigilla.
Ciò che da essa sanza mezzo piove libero è tutto, perche non
soggiace a la virtute de le cose nove.
Più l'è conforme, e però più le piace; che l'ardor santo ch'ogne
cosa raggia, ne la più somigliante è più vivace.
Di tutte queste dote s'avvantaggia l'umana creatura, e s'una
manca, di sua nobilità convien che caggia.
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