Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale
qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno,
farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di
Focara non sarà lor mestier voto ne preco".
E io a lui: "Dimostrami e dichiara, se vuo' ch'i' porti sù di te
novella, chi è colui da la veduta amara".
Allor puose la mano a la mascella d'un suo compagno e la bocca li
aperse, gridando: "Questi è desso, e non favella.
Questi, scacciato, il dubitar sommerse in Cesare, affermando che
'l fornito sempre con danno l'attender sofferse".
Oh quanto mi pareva sbigottito con la lingua tagliata ne la
strozza Cureo, ch'a dir fu così ardito!
E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, levando i moncherin per
l'aura fosca, sì che 'l sangue facea la faccia sozza,
gridò: "Ricordera'ti anche del Mosca, che disse, lasso!, "Capo ha
cosa fatta", che fu mal seme per la gente tosca".
E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; per ch'elli,
accumulando duol con duolo, sen gio come persona trista e matta.
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