Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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però che 'l ben, ch'è del volere obietto, tutto s'accoglie in
lei, e fuor di quella è defettivo ciò ch'è lì perfetto.
Omai sarà più corta mia favella, pur a quel ch'io ricordo, che
d'un fante che bagni ancor la lingua a la mammella.
Non perche più ch'un semplice sembiante fosse nel vivo lume ch'io
mirava, che tal è sempre qual s'era davante;
ma per la vista che s'avvalorava in me guardando, una sola
parvenza, mutandom' io, a me si travagliava.
Ne la profonda e chiara sussistenza de l'alto lume parvermi tre
giri di tre colori e d'una contenenza;
e l'un da l'altro come iri da iri parea reflesso, e 'l terzo
parea foco che quinci e quindi igualmente si spiri.
Oh quanto è corto il dire e come fioco al mio concetto! e questo,
a quel ch'i' vidi, è tanto, che non basta a dicer 'poco'.
O luce etterna che sola in te sidi, sola t'intendi, e da te
intelletta e intendente te ami e arridi!
Quella circulazion che sì concetta pareva in te come lume
reflesso, da li occhi miei alquanto circunspetta,
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