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Autore: Dante Alighieri

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Vedi quanta virtù l'ha fatto degno di reverenza; e cominciò da
l'ora che Pallante morì per darli regno.
Tu sai ch'el fece in Alba sua dimora per trecento anni e oltre,
infino al fine che i tre a' tre pugnar per lui ancora.
E sai ch'el fe dal mal de le Sabine al dolor di Lucrezia in sette
regi, vincendo intorno le genti vicine.
Sai quel ch'el fe portato da li egregi Romani incontro a Brenno,
incontro a Pirro, incontro a li altri principi e collegi;
onde Torquato e Quinzio, che dal cirro negletto fu nomato, i Deci
e ' Fabi ebber la fama che volontier mirro.
Esso atterrò l'orgoglio de li Aràbi che di retro ad Anibale
passaro l'alpestre rocce, Po, di che tu labi.
Sott' esso giovanetti treunfaro Scipeone e Pompeo; e a quel colle
sotto 'l qual tu nascesti parve amaro.
Poi, presso al tempo che tutto 'l ciel volle redur lo mondo a suo
modo sereno, Cesare per voler di Roma il tolle.
E quel che fe da Varo infino a Reno, Isara vide ed Era e vide
Senna e ogne valle onde Rodano è pieno.

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