Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Molto è licito là, che qui non lece a le nostre virtù, merce del
loco fatto per proprio de l'umana spece.
Io nol soffersi molto, ne sì poco, ch'io nol vedessi sfavillar
dintorno, com' ferro che bogliente esce del foco;
e di sùbito parve giorno a giorno essere aggiunto, come quei che
puote avesse il ciel d'un altro sole addorno.
Beatrice tutta ne l'etterne rote fissa con li occhi stava; e io
in lei le luci fissi, di là sù rimote.
Nel suo aspetto tal dentro mi fei, qual si fe Glauco nel gustar
de l'erba che 'l fe consorto in mar de li altri dèi.
Trasumanar significar per verba non si poria; però l'essemplo
basti a cui espereenza grazia serba.
S'i' era sol di me quel che creasti novellamente, amor che 'l
ciel governi, tu 'l sai, che col tuo lume mi levasti.
Quando la rota che tu sempiterni desiderato, a se mi fece atteso
con l'armonia che temperi e discerni,
parvemi tanto allor del cielo acceso de la fiamma del sol, che
pioggia o fiume lago non fece alcun tanto disteso.
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