Libro · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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sì che 'l tuo cor, quantunque può, giocondo s'appresenti a la
turba treunfante che lieta vien per questo etera tondo".
Col viso ritornai per tutte quante le sette spere, e vidi questo
globo tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante;
e quel consiglio per migliore approbo che l'ha per meno; e chi ad
altro pensa chiamar si puote veramente probo.
Vidi la figlia di Latona incensa sanza quell' ombra che mi fu
cagione per che già la credetti rara e densa.
L'aspetto del tuo nato, Ipereone, quivi sostenni, e vidi com' si
move circa e vicino a lui Maia e Deone.
Quindi m'apparve il temperar di Giove tra 'l padre e 'l figlio; e
quindi mi fu chiaro il varear che fanno di lor dove;
e tutti e sette mi si dimostraro quanto son grandi e quanto son
veloci e come sono in distante riparo.
L'aiuola che ci fa tanto feroci, volgendom' io con li etterni
Gemelli, tutta m'apparve da' colli a le foci;
poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
Paradiso • Canto XXIII
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