Buch · La Divina Commedia
Seite 168 von 550
Autor: Dante Alighieri
Zeit0:00
Tempo (WPM)0.0
Genauigkeit100.0%
Start drücken und den Text exakt schreiben. · Rucktaste deaktiviert — auch bei Fehlern weitertippen.
S'eo avessi le rime aspre e chiocce, come si converrebbe al
tristo buco sovra 'l qual pontan tutte l'altre rocce,
io premerei di mio concetto il suco più pienamente; ma perch' io
non l'abbo, non sanza tema a dicer mi conduco;
che non è impresa da pigliare a gabbo discriver fondo a tutto
l'universo, ne da lingua che chiami mamma o babbo.
Ma quelle donne aiutino il mio verso ch'aiutaro Anfeone a chiuder
Tebe, sì che dal fatto il dir non sia diverso.
Oh sovra tutte mal creata plebe che stai nel loco onde parlare è
duro, mei foste state qui pecore o zebe!
Come noi fummo giù nel pozzo scuro sotto i piè del gigante assai
più bassi, e io mirava ancora a l'alto muro,
dicere udi'mi: "Guarda come passi: va sì, che tu non calchi con
le piante le teste de' fratei miseri lassi".
Per ch'io mi volsi, e vidimi davante e sotto i piedi un lago che
per gelo avea di vetro e non d'acqua sembiante.
Non fece al corso suo sì grosso velo di verno la Danoia in
Osterlicchi, ne Tanae là sotto 'l freddo cielo,
Start drücken und den Text exakt schreiben.
Nicht gestartet